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Auto rubate e “clonate” tra Puglia e Basilicata. 21 arresti

Da un veicolo da rottamare a un veicolo “clonato” e rivenduto – da pagare in contanti – passando per il finto smarrimento di documenti, la rimozione di parti identificabili e nuovi documenti emessi dalla Direzione trasporti del Ministero: ecco il percorso individuato da una banda – operante in Basilicata, Puglia, Campania, Abruzzo e Molise – sgominata oggi dalla Polizia, che ha eseguito 23 ordinanze cautelari (19 delle quali in carcere e due agli arresti domiciliari; altre due sono misure minori).

Gli arrestati sono tre lucani e 18 pugliesi, fra i quali il presidente del consiglio comunale di Cerignola (Foggia), Natale Curiello (eletto nell’Udc, ma il partito ha precisato che da anni non ne fa più parte): tutti sono accusati, a vario titolo, di furto, truffa, falso,

Curiello è finito nell’inchiesta – coordinata dalla Procura della Repubblica di Melfi (Potenza) e denominata “Pegaso” – per aver acquistato un’auto “clonata”, ma le sue spiegazioni hanno portato gli investigatori a credere che abbia detto meno di quanto

Questo ed altri aspetti dell’inchiesta sono stati illustrati oggi proprio dal pm di Melfi, Renato Arminio, e da dirigenti della questura e della squadra mobile di Potenza e della Polizia stradale. Tutto è cominciato con la segnalazione fatta da una nota marca di automobili: in un’officina di Rionero in Vulture (Potenza) era finito un veicolo dotato di una centralina rubata, non originale.

La mobile potentina e la Polizia stradale hanno cominciato ad indagare. Il sistema era complesso ma, all’apparenza, quasi perfetto. Tutto comincia con l’acquisizione di veicoli – in genere, van per il trasporto misto di persone e merci, quindi di preferenza Fiat Panda – che società pubbliche e private (come Poste e Telecom) stanno per rottamare. Costo: poche centinaia di

Primo problema da risolvere: i documenti dei veicoli li classificano come “autocarro”. Soluzione: denunciare lo smarrimento dei documenti. Poi si rubano altri veicoli, da cui si tolgono le parti “marcate” dalle case automobilistiche (rivendute come ricambi) sostituendole con quelle dei veicoli acquisiti a poco prezzo, prima della rottamazione.

Ecco pronto un veicolo “clonato”, dotato per di più di documenti che non recano la scritta “autocarro”. Che cosa resta da fare, se non rivenderli in concessionarie non legate alle case costruttrici delle auto “taroccate”? Chi le acquista, ignaro di tutto, deve solo pagarle in contanti o effettuare una permuta. Secondo le risultanze investigative, insomma, si era creata una “consolidata filiera

Scoperta anche grazie all’opera di un gruppo di investigatori che il Servizio centrale operativo della Polizia ha distaccato a Cerignola per contrastare la piaga dei furti e delle rapine (in banca e ai portavalori). Gli agenti hanno così chiarito la responsabilità di alcuni degli arrestati di oggi nei numerosi furti di auto avvenuti a Potenza tra marzo e aprile scorsi. Gli arresti – secondo quanto reso noto oggi a Melfi – hanno interrotto anche i piani della banda per rubare altri veicoli in Basilicata, Puglia, Abruzzo, Molise e Campania, regioni dove sono avvenuti i furti finora.
Fonte:Trm
http://www.trmtv.it/home/cronaca/2013_06_06/51901.html

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Questa voce è stata pubblicata il 6 giugno 2013 da in Cronaca con tag , , , , , , , .
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